By | maggio 12, 2018

Non fa in tempo a chiudersi un’area di crisi internazionale che se ne apre un’altra. In queste ultime settimane abbiamo assistito ad una positiva evoluzione della situazione asiatica riguardante le tensioni generate dai comportamenti della Corea del Nord: dopo sinistri venti che hanno portato sull’orlo di un conflitto tra America e Nord Corea dagli esiti potenzialmente disastrosi per tutto il mondo, in occasione delle Olimpiadi invernali in Corea del Sud abbiamo assistito a segnali importanti di distensione e oggi registriamo con piacere al rilascio di tre prigionieri americani in Corea del Nord e all’annuncio di un incontro in ottica di pace tra il Presidente USA Trump e il Leader Nord coreano Kim fissato per il 12 Giugno prossimo a Singapore e per le quali le rispettive diplomazie sono al lavoro. A questi fatti le Borse Asiatiche hanno risposto positivamente, anche se in maniera misurata.

Purtroppo, però, a queste buone notizie fanno da contrappeso le decisioni del Presidente USA di sfilarsi dall’accordo del 2015 tra gli stati Uniti e l’Iran sul nucleare. Recentemente il primo ministro Israeliano ha denunciato, prove alla mano, che l’Iran non starebbe rispettando gli accordi e stia preparando 5 bombe atomiche della potenza pari a quella di Hiroshima. L’Iran smentisce ma la sua aggressività si è esplicitata attraverso lanci di missili verso le alture del Golan cui è seguita la rappresaglia israeliana con la Russia preavvisata di ciò. Trump, come ormai consuetudine, ha mostrato alle telecamere il documento firmato attraverso il quale viene revocato l’accordo nucleare con l’Iran e la ripresa delle sanzioni.

Cosa accade relativamente all’Italia?

In seguito alle decisioni USA di riprendere le sanzioni verso l’Iran, le aziende dei Paesi alleati dell’America avranno da tre a sei mesi di tempo per interrompere ogni rapporto commerciale con Iran, pena pesanti sanzioni da parte dell’America in virtù del principio di extraterritorialità attraverso il quale gli Stati Uniti possono sanzionare aziende che intrattengono rapporti con Paesi sotto embargo. L’Italia si trova, quindi, nella condizione di dover rinunciare ai rapporti con l’Iran in senso commerciale, per non mettersi in contrasto con gli Stati Uniti. Quali sono, però, i business attuali tra l’Italia e l’Iran?

Le esportazioni verso l’Iran dall’Italia valgono oltre 2 miliardi di dollari contro un import di 3,8 miliardi di dollari; la maggior parte delle importazioni italiane riguarda i prodotti petroliferi, per un valore di circa 3,4 milioni di dollari, corrispondente al 13% del totale delle importazioni dei prodotti petroliferi mentre la prevalenza delle esportazioni italiane verso il Paese mediorientali riguardano caldaie, macchinari e reattori nucleari per un valore di 1,1 miliardi di dollari; indietro quantitativamente, al secondo posto nell’export le apparecchiature elettriche ed elettroniche con un valore di 165,2 milioni di dollari. Dall’Iran, a parte i prodotti petroliferi, importiamo acciaio e ferro per 176,8 milioni di dollari e poi prodotti chimici per 43,2 milioni e scorze di agrumi e frutta per 23,6 milioni di dollari.

Con l’embargo verso l’Iran, quindi, ciò che porterà maggiore sofferenza sarà il blocco dell’importazione di prodotti petroliferi che possono essere recuperati da altri mercati, mentre bisogna vedere come si muoverà l’Opec di fronte al blocco delle esportazioni iraniane verso l’occidente. A livello di export italiano non dovrebbero verificarsi sensibili sofferenze industriali, quindi anche gli investimenti non dovrebbero subire più di tanto la ripresa delle sanzioni verso l’Iran.I Parliamo sempre di probabilità, dal momento che il totale dei Business verso l’Iran, a parte il settore del nucleare, un po’ particolare specifico e particolare sul quale gli investimenti privati non sono significativi, per il resto non è così’ significativo da spostare l’ago della bilancia e comunque è recuperabile diversificando il mercato.

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