By | maggio 12, 2018

Cosa è la cedolare secca?

Parlando di cedolare secca si entra nel campo dei regolamenti legali di locazione degli immobili, in particolare ci si riferisce ad un regime agevolato e facoltativo per chi affitta un immobile ad uso abitativo ma cerchiamo di vedere in maggiore dettaglio di che cosa si tratta, de quali sono i principi che la regolano.

Per comprendere il senso della cedolare secca è necessario fare un piccolo inciso: i contratti di affitto ad uso abitativo degli immobili sono regolati da specifiche norme che prevedono, tra l’altro, che il reddito da affitto per il proprietario dell’immobile o comunque di colui che ne ha il godimento legale, venga considerato nella globalità del reddito complessivo annuale in fase di dichiarazione dei redditi e in quanto tale rientrante nell’imponibile da assoggettare a imposta IRPEF. Supponiamo che l’aliquota cui assoggettare il reddito sia del 27%, evidentemente anche la parte di reddito derivante dall’affitto subisce la stessa aliquota.

Alla scadenza del periodo contrattuale o al rinnovo annuale, vi sono imposte e bollo da pagare in misura del 50% a carico del proprietario e altrettanto per l’inquilino, un altro costo, quindi. L’inquilino, poi, è tenuto, a richiesta del proprietario a pagare annualmente un adeguamento del canone di locazione in misura rapportata all’aumento del costo della vita, l’inflazione, andando ad incrementare anno dopo anno l’originale canone pattuito. Come si vede, sono norme che comportano costi sia per il locatore che per il locatario. La cedolare secca supera queste norme.

 Cosa cambia con la cedolare secca

Il proprietario di immobile che opta per l’applicazione della cedolare secca, vede il reddito derivante dall’affitto dell’immobile e le sue pertinenze scorporato dal reddito complessivo  e assoggettato ad una aliquota inferiore, quindi non più al 27% come nell’esempio precedente insieme al resto del reddito ma ad un’aliquota separata pari al 21%. In alcune città tale aliquota è ancora ridotta essendo stata per il quadriennio ‘14-’17 del 10%, prorogato di un ulteriore biennio. Il vantaggio fiscale è indubbio ma vi è un altro vantaggio sia per il proprietario che per l’inquilino: non è necessario né il rinnovo né la registrazione, per cui si realizza un ulteriore risparmio. Scegliendo l’opzione della cedolare secca, tuttavia, il proprietario rinuncia per tutta la durata del contratto di locazione all’aumento secondo l’aliquota determinata dall’Istat secondo l’andamento del costo della vita, quindi facendo risparmiare ulteriormente l’inquilino.

La cedolare secca 2018

Per effetto della proroga del provvedimento che ha ridotto l’aliquota di calcolo della cedolare secca anche per il biennio ‘18-’20, i comuni di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli,
Palermo, Roma, Torino e Venezia e tutti i comini confinanti con questi, nonché i comuni ad alta tensione abitativa identificati dal Cipe e tutti i Comuni Capoluogo di Provincia, applicano l’aliquota per l cedolare secca al 10% mentre per gli altri resta fissata al 15%. Il calcolo dell’imposta sostitutiva IRPEF relativa al reddito d’affitto si calcola, quindi, applicando il 10% alla somma derivante da tale reddito.

L’Irpef così calcolato deve essere versato allo Stato tramite il modello F24 versando un acconto pari al 95% di quanto dovuto l’anno precedente suddiviso in due rate: la prima entro il 30 giugno pari al 40% del 95% e la seconda rata del 60% del 95% entro il 30 novembre. E’ ammessa la soluzione unica a fine novembre per importi dovuti inferiori a 257,52 Euro. Il saldo deve essere versato entro il 30 giugno dell’anno successivo o entro luglio con una maggiorazione dello 0,40%. Sul modello F24 si dovranno usare i codici di versamento 1840 per la prima rata, 1841 per la seconda rata 1842 per il saldo; in caso di versamento in unica soluzione si utilizza il codice valido per la seconda rata, 1841, con la scadenza 30 novembre.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *